
Un impianto dentale da 2.000 euro, sommato ad altre spese sanitarie sostenute durante l'anno, genera una detrazione di circa 548 euro nel modello 730. Non è un dettaglio da poco, soprattutto quando si sta valutando se e quando affrontare una cura importante. Eppure moltissime persone arrivano dal dentista senza sapere come funziona davvero questo meccanismo, e finiscono per scoprirlo troppo tardi, magari senza aver conservato le fatture giuste.
Vediamo come funziona la detrazione per le spese dentistiche nel 730/2026, relativo ai redditi 2025, con qualche numero concreto per capire quanto puoi effettivamente recuperare.
Cosa puoi detrarre
La regola di base è semplice: le spese odontoiatriche rientrano tra le spese sanitarie previste dall'articolo 15 del TUIR, con una detrazione IRPEF del 19%. Ci rientrano quasi tutte le prestazioni eseguite da un dentista o da un igienista dentale su prescrizione o fattura dello studio: visite di controllo, igiene professionale, otturazioni, devitalizzazioni, estrazioni, apparecchi ortodontici, impianti, corone, ponti e protesi.
C'è una franchigia di 129,11 euro: la detrazione si applica solo sulla parte di spesa sanitaria totale dell'anno che supera questa soglia, calcolata sull'insieme di tutte le spese sanitarie sostenute (non solo quelle dal dentista). Se in un anno spendi in totale 1.000 euro tra dentista e altre spese mediche, la detrazione si calcola sul 19% di 870,89 euro, cioè circa 165 euro.
Puoi detrarre anche le spese sostenute per il coniuge o per i figli fiscalmente a carico, anche se la fattura è intestata a loro.
La regola meno conosciuta: il pagamento tracciabile
Dal 2020 esiste un vincolo che continua a creare confusione. Per avere diritto alla detrazione, la maggior parte delle spese sanitarie deve essere pagata con uno strumento tracciabile (carta, bonifico, assegno). Il contante, in questo caso, fa perdere il diritto alla detrazione, con alcune eccezioni limitate (ad esempio le prestazioni rese da strutture pubbliche o gli acquisti in farmacia).
Prima di pagare un piano di cura importante, vale la pena chiedere allo studio come preferisce ricevere il pagamento e assicurarsi che resti traccia bancaria dell'operazione. È un dettaglio che, su una spesa da qualche migliaio di euro, può fare la differenza tra recuperare qualche centinaio di euro o perderli del tutto.
Redditi alti: un limite da conoscere
Per chi ha un reddito imponibile superiore ai 120.000 euro, la detrazione del 19% si riduce progressivamente fino ad azzerarsi del tutto a 240.000 euro, secondo quanto previsto dal decreto legge 124/2019. Sotto i 120.000 euro non ci sono invece limitazioni legate al reddito per le spese sanitarie.
Come inserirla nel 730
Le spese vanno indicate nel quadro E del modello 730 (righi E1-E5), oppure nel quadro RP del modello Redditi PF per chi non presenta il 730. Grazie al Sistema Tessera Sanitaria, molte delle spese dentistiche vengono già trasmesse automaticamente all'Agenzia delle Entrate dagli studi odontoiatrici, e compaiono quindi in automatico nella dichiarazione precompilata. Vale comunque la pena controllare che tutto sia corretto e conservare le fatture originali, in caso di richiesta di documentazione.
Perché conviene pensarci prima, non dopo
Sapere quanto potrai recuperare in detrazione può cambiare il modo in cui pianifichi una cura importante, come un impianto o un trattamento ortodontico. Non è la stessa cosa valutare un preventivo da 3.000 euro sapendo che, tra qualche mese, ne rivedrai circa 550 tramite il 730, oppure ignorando del tutto questo aspetto. Per chi deve dilazionare cure più costose su più anni, conviene anche sapere che si può portare in detrazione la quota effettivamente pagata anno per anno, se il pagamento avviene in più tranche.
Prima di scegliere un trattamento e uno studio, è utile avere un quadro chiaro dei costi reali, al netto di quello che potrai recuperare fiscalmente. Con DentistaItalia puoi confrontare gratuitamente le opzioni disponibili in base alle tue esigenze e al tuo budget.


