BlogNews e ricerca · 18 agosto 2026

I denti possono ricrescere da soli? La sperimentazione sull'uomo è appena iniziata

È partita la sperimentazione sull'uomo di un farmaco che promette di far ricrescere i denti persi. Cosa dice davvero la scienza e le alternative disponibili oggi.

I denti possono ricrescere da soli? La sperimentazione sull'uomo è appena iniziata

Ad agosto 2025, in un ospedale universitario di Kyoto, trenta uomini adulti hanno ricevuto la prima iniezione di un farmaco sperimentale. L'obiettivo dichiarato da chi lo ha sviluppato è ambizioso: far ricrescere un dente vero, al posto di uno perso. Non è un titolo acchiappa click uscito dal nulla. È l'inizio della fase 1 di una sperimentazione clinica reale, ed è per questo che negli ultimi mesi la notizia ha girato così tanto online.

Vale la pena capire cosa c'è davvero dietro, perché tra entusiasmo social e titoli un po' gonfiati il rischio è di farsi un'idea sbagliata di quanto siamo vicini (o lontani) da questa possibilità.

Come funziona, in parole semplici

Il progetto nasce dal lavoro del professor Katsu Takahashi e del suo team, legato all'Università di Kyoto e al Kitano Hospital di Osaka. Il punto di partenza è una proteina chiamata USAG-1, che nel nostro corpo funziona un po' come un freno: blocca due segnali biologici, BMP e Wnt, che servirebbero a far crescere nuovi denti.

Tutti noi, in teoria, conserviamo dei germi dentali "dormienti" che non arrivano mai a svilupparsi proprio perché USAG-1 li tiene bloccati. L'idea del farmaco è semplice da spiegare, anche se tutt'altro che semplice da realizzare: un anticorpo monoclonale che neutralizza USAG-1 e toglie quel freno, lasciando che il germe dentale si sviluppi normalmente.

Negli studi preclinici su topi e furetti ha funzionato, con la crescita di denti completi e funzionanti, senza effetti collaterali rilevanti. Da lì il passo verso l'uomo, con la fase 1 partita tra la fine del 2024 e l'estate del 2025.

Cosa dimostra davvero la fase 1 (e cosa no)

Qui serve un po' di onestà, perché è il punto che quasi tutti gli articoli saltano. La fase 1 di una sperimentazione clinica non serve a dimostrare che un farmaco funziona. Serve a dimostrare che è sicuro. I trenta partecipanti sono adulti sani, non persone che hanno perso denti per carie o parodontite, e l'obiettivo di questa fase è solo verificare che il farmaco non provochi effetti collaterali gravi.

Se tutto va bene, la fase 2 dovrebbe allargarsi a pazienti con agenesia dentale congenita, cioè persone nate senza alcuni denti per una condizione genetica. Solo più avanti, forse, si potrebbe pensare a un uso più ampio per chi ha perso denti da adulto per altre cause.

Il team di ricerca stesso, in diverse dichiarazioni pubbliche, ha indicato il 2030 come orizzonte realistico per un'eventuale commercializzazione, e comunque solo se tutte le fasi successive daranno risultati positivi. Cinque anni, nella migliore delle ipotesi, prima che un trattamento del genere possa arrivare in uno studio dentistico.

Cosa fare oggi se hai perso un dente

Nel frattempo la domanda pratica resta: se manca un dente, cosa si può fare adesso? Le opzioni disponibili oggi sono ben consolidate e, a differenza del farmaco, hanno decenni di dati clinici alle spalle.

L'impianto dentale è la soluzione più diffusa quando si tratta di sostituire un dente in modo stabile e duraturo: una piccola vite in titanio viene inserita nell'osso mascellare o mandibolare, dove nel tempo si integra biologicamente, e sopra viene fissata una corona che riproduce forma e funzione del dente naturale. Le tecniche di chirurgia guidata al computer, diffuse ormai in molti studi, hanno reso questa procedura più precisa e meno invasiva rispetto a qualche anno fa, con tempi di recupero più brevi.

Esistono anche soluzioni alternative, come ponti dentali o protesi rimovibili, più indicate in alcune situazioni specifiche a seconda di quanti denti mancano e delle condizioni dell'osso. La scelta giusta dipende da una valutazione clinica personalizzata, non da una regola generale valida per tutti.

Vale la pena aspettare il farmaco?

Se hai un dente mancante oggi, aspettare fino al 2030 (nella migliore delle ipotesi) significa convivere per anni con un problema che ha conseguenze concrete: difficoltà nella masticazione, spostamento degli altri denti, in alcuni casi anche riassorbimento dell'osso nella zona interessata. La ricerca sulla rigenerazione dentale è una notizia molto positiva per il futuro dell'odontoiatria, ma per chi ha un problema da risolvere ora la strada resta quella degli impianti dentali, delle protesi o dei ponti, valutata da chi visita direttamente la tua bocca.

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